Le 7 domande che faccio prima di ogni sito web
Prima di aprire il codice editor, passo un'ora al telefono con il cliente. Ecco le domande che mi evitano di rifare tutto tre volte (e che dovresti fare anche tu).
Ogni tanto mi capita di vedere siti web che sembrano fatti... a caso. Non perché siano tecnicamente sbagliati, ma perché si vede lontano un miglio che non hanno un obiettivo chiaro. Il problema, nella maggior parte dei casi, nasce ancora prima di scrivere la prima riga di codice: nasce quando non si fanno le domande giuste.
Dopo più di vent'anni a fare siti web qui a Trento, ho imparato che la fase più importante è quella iniziale. Quella dove ancora non hai aperto il computer, dove stai seduto con il cliente davanti a un caffè (o a una videochiamata) e cerchi di capire veramente cosa vuole ottenere. Non cosa vuole tecnicamente, ma cosa vuole ottenere.
Vi racconto una cosa: qualche anno fa mi contatta un ristoratore. Voleva un sito web. Punto. Gli chiedo "perché?", mi guarda come se fossi scemo. "Perché tutti hanno un sito". Ok, ma tu cosa ci vuoi fare? "Boh, far vedere il menù". E poi? Silenzio. Alla fine viene fuori che in realtà voleva soprattutto gestire meglio le prenotazioni, che prendeva a voce per telefono e si dimenticava la metà. Il sito era secondario, serviva un sistema di gestione. Gli ho fatto una web app su misura con calendario integrato invece di un classico WordPress vetrina. Risultato: meno mal di testa per lui, meno errori, clienti più contenti.
1. Cosa vuoi ottenere con questo sito?
È la domanda più ovvia ma quella che spiazza di più. Non "come lo vuoi", ma "perché lo vuoi". Le risposte classiche sono: più clienti, vendere online, far vedere chi siamo, dare informazioni. Ok, ma scendiamo nel concreto. Più clienti di che tipo? Vendere cosa, a chi, con quali margini? Informazioni su cosa, per chi?
Un parrucchiere che vuole "più clienti" in realtà vuole prenotazioni online per non passare metà giornata al telefono. Un artigiano vuole mostrare il suo portfolio per convincere quelli che lo trovano su Google Maps. Un e-commerce vuole vendere, certo, ma magari ha già un negozio fisico e deve capire se quello online è un canale aggiuntivo o sostitutivo.
Questa domanda serve a me per capire se gli serve un sito vetrina classico, un e-commerce a Trento, una landing page, o magari niente di tutto questo ma un gestionale interno.
2. Chi è il tuo cliente tipo?
La classica risposta è "tutti". No, non è vero. Nessuno vende a tutti. Se vendi cucine di lusso, il tuo cliente tipo non è lo studente universitario. Se fai riparazioni di biciclette economiche, non stai cercando il collezionista di bici d'epoca.
Devo sapere chi naviga il sito perché questo cambia tutto: la grafica, il tono di voce, le funzionalità, persino la scelta della piattaforma. Un sito per un pubblico giovane può permettersi animazioni e uno stile più sperimentale. Un sito per professionisti deve andare dritto al punto, con informazioni chiare e moduli di contatto immediati.
Un mio cliente, un consulente aziendale, pensava che il suo sito dovesse essere "professionale e serio". Tradotto: grigio, noioso, con foto stock di gente in giacca e cravatta. Gli ho fatto vedere i dati Analytics del vecchio sito: il 60% dei visitatori aveva meno di 40 anni. Abbiamo rifatto tutto con un tono più diretto, meno formale, colori più vivaci. Le richieste di contatto sono raddoppiate.
3. Cosa fanno i tuoi concorrenti (e cosa possiamo fare meglio)?
Non per copiare, chiariamolo subito. Ma per capire lo standard del settore e dove possiamo differenziarci. Guardo sempre almeno 5-6 siti di concorrenti diretti. A volte trovo idee interessanti, più spesso trovo errori da evitare.
Una volta ho fatto un sito web per un'azienda trentina che vendeva prodotti artigianali. Tutti i concorrenti avevano siti pieni di testo, descrizioni chilometriche, zero foto di qualità. Abbiamo puntato tutto su foto grandi, descrizioni brevi ma efficaci, e una user experience semplice. Ci siamo differenziati non con chissà quale tecnologia, ma semplicemente facendo meglio le cose base.
Questa domanda serve anche a capire le aspettative del cliente. Se tutti nel suo settore hanno siti orrendi, lui potrebbe pensare che vada bene così. Tocca a me alzare l'asticella.
4. Che contenuti hai (o puoi creare)?
Punto dolente. Tantissimi clienti vogliono un bel sito ma poi non hanno materiale. Foto? Fatte col telefono e sfocate. Testi? "Li scrivi tu vero?". Video? "Non li abbiamo mai fatti".
Io non sono un copywriter professionista, posso dare una mano ma non posso inventare i contenuti al posto del cliente. Quindi questa domanda la faccio subito, per capire se serve coinvolgere altri professionisti o se possiamo lavorare con quello che c'è.
Se hai un ristorante e non hai foto decenti dei piatti, il sito non salverà la situazione. Meglio rimandare e fare prima uno shooting (anche con uno smartphone decente, se hai un minimo di occhio). Se vendi servizi e non sai spiegare cosa fai, idem: dobbiamo sederci e tirar fuori i concetti prima di pensare al design.
Non è sempre un problema. Ho clienti che hanno materiale ottimo ma non lo sanno valorizzare. Altri che non hanno niente ma sono disposti a investire. Altri ancora dove ci accontentiamo di poco perché tanto il sito è solo una presenza base. L'importante è saperlo dall'inizio.
5. Hai un budget realistico?
Sì, la domanda scomoda. Ma va fatta. Non per fare il venditore, ma perché da questo dipendono scelte fondamentali. Con 1.000 euro ti faccio un WordPress con tema premium personalizzato, funzionale e professionale. Con 5.000 euro possiamo pensare a un design completamente custom e funzionalità avanzate. Con 500 euro... beh, diciamocelo, forse ti conviene Wix o fare da solo.
Molti clienti arrivano con aspettative da sito da 10.000 euro e budget da 800. Non funziona. Oppure hanno budget adeguato ma vogliono tutto e subito, senza capire che certe cose richiedono tempo. La sincerità all'inizio evita delusioni dopo.
E poi c'è chi il budget ce l'ha ma non lo dice, per paura che io alzi i prezzi. Inutile: io faccio un preventivo onesto basato sul lavoro richiesto, non su quanto hai in tasca. Ma devo sapere se sei disposto a investire o cerchi solo il prezzo più basso.
6. Chi gestirà il sito dopo?
Altra domanda cruciale. Alcuni clienti vogliono autonomia totale: devono poter cambiare testi, aggiungere pagine, modificare foto da soli. Altri invece preferiscono chiamarmi ogni volta. Entrambi gli approcci vanno bene, ma cambiano la piattaforma e il setup.
Se vuoi autonomia, WordPress è perfetto: interfaccia intuitiva, migliaia di tutorial online, plugin per tutto. Se invece preferisci delegare, posso fare scelte tecniche più personali, ottimizzare di più, usare strumenti meno user-friendly ma più performanti.
Ho visto clienti frustrati perché si sono ritrovati con WordPress quando volevano solo un sito statico da non toccare mai. E altri incavolati perché gli avevo fatto un sito custom in Laravel e poi volevano aggiungere una pagina da soli ma non sapevano come. Chiarire dall'inizio evita queste situazioni.
7. Che tempistiche hai?
Ultimo ma non meno importante. "Lo voglio per ieri" non è una risposta accettabile. Un sito ben fatto richiede tempo: progettazione, design, sviluppo, test, contenuti. Se hai fretta vera (evento imminente, lancio prodotto), posso darti priorità ma devi saperlo e accettare magari qualche compromesso.
La maggior parte delle volte però le "urgenze" non sono reali. È solo ansia. Il cliente pensa "se non ho subito il sito perdo clienti". Falso. Meglio farlo bene e lanciarlo tra un mese che farlo male e lanciarlo domani. Un sito fatto male è peggio di niente: distrugge la tua credibilità.
Detto questo, anche io devo essere onesto sui tempi. Se ho tre progetti in coda, non posso promettere consegna in due settimane. Chiarezza reciproca, sempre.
Perché queste domande cambiano tutto
Vi sembrerà strano, ma dopo questa chiacchierata iniziale spesso il progetto cambia completamente rispetto all'idea di partenza. Il cliente arriva pensando di volere X, dopo le domande giuste capiamo insieme che in realtà gli serve Y.
Questo non significa che io voglia "vendere di più" o complicare le cose. Al contrario: spesso semplifico. Magari scopro che non gli serve un sito complesso ma basta una landing page. Oppure che prima del sito sarebbe meglio sistemare la presenza sui social. O che in realtà il problema vero è interno, organizzativo, e servirebbe un software gestionale su misura più che un sito web.
Il punto è che io non voglio solo "fare un sito". Voglio risolvere il problema del cliente. E per farlo devo capire qual è veramente il problema. Queste sette domande mi permettono di andare oltre la richiesta superficiale e arrivare al nocciolo.
Quindi se state pensando di farvi fare un sito, o se siete sviluppatori e vi arrivano richieste, provate a partire da qui. Fidatevi: un'ora di domande all'inizio vi risparmia settimane di incomprensioni dopo. E il risultato finale sarà un sito che non serve solo a esistere, ma che lavora davvero per il business del cliente.
Se volete farci due chiacchiere sul vostro progetto, sapete dove trovarmi. Prometto che farò domande scomode, ma almeno partiamo col piede giusto.
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Sono disponibile per consulenze, sviluppo e supporto tecnico. Contattami per discutere il tuo progetto.
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